Ośrodek Postulatorski Chrystusowców
Czcigodny Sługa Boży kard. August Hlond

Czcigodny Sługa Boży kard. August Hlond

(1881-1948)
kardynał; w latach 1926-1948;
Prymas Polski
Założyciel Towarzystwa Chrystusowego; salezjanin

1939-1945

Le primat de Pologne cardinal Hlond au cardinal Maglione.

Abbaye d'Hautecombe, 9 juin 1943. (A.E.S. 4121/43, orig.)

Le Primat expose son projet de se rapprocher de la Pologne.

Oggi sono tré anni che lasciai Roma per iniziare a Lourdes il mio soggiorno francese, che ora sto continuando qui ad Altacomba. Mi permetta, Eminenza, la confessione, che crescenti nostalgie pastorali mi attirano verso le mie archidiocesi, ove è a rifare tutta l'organizzazione ecclesiastica. Sebbene non ci sia da pensare che gli occupanti consentano al mio ritorno a Poznan, sarebbe però a mio avviso conveniente avvicinarmi di più alla Polonia in modo da potervi penetrare senza difficoltà ed indugio, appena ne sia data la possibilità.

Sono ovvii i motivi per i quali bramerei trovarmi sul posto fino dalle prime ore della liberazione. Nello scompiglio e nell'agitazione di quei giorni bisognerà non solamente cominciare la ricostruzione della vita cattolica, ma proclamare anche apertamente e con autorità gli ideali e principi cristiani della restaurazione politica e sociale. Vorrei inoltre prevenire ad ogni costo qualunque azione contro la Santa Sede, contro la quale gli occupanti hanno seminato a larga mano sfiducia e malcontento. Non è che io tema in questo riguardo cose gravi, ma terrei ad impedire anche mozioni circoscritte e le relative campagne di stampa, le quali mi riempirebbero di amarezza ed umiliazione. Mi pare pure doveroso prevenire atti ed enunciazioni dell'opinione pubblica contro qualche Vescovo, contro cui già si sono levate voci di riprovazione a causa di pretese concessioni fatte indebitamente al nemico occupante. Si tratta in primo luogo di S. E. Mons. Adamski, ma purtroppo anche, benché in misura minore, degli Ecc.mi Vescovi Mons. Kaczmarek, Mons. Kubina e Mons. Lorek. Spero che, se vi potessi arrivare a tempo, sarei in grado, colla grazia del Signore, di rimediare preventivamente a deplorevoli inconvenienti, che turberebbero fatalmente il sereno spirito di fede, carità e disciplina, in cui dovrebbesi iniziare la rinascita del paese.

Vorrei quindi, finché ci sono ancora delle comunicazioni possibili, trasferirmi coi miei due segretari in Ungheria, passando attraverso l'Italia e la Croazia per non toccare territori occupati dai Tedeschi. In Ungheria, la quale come l'Italia e la Croazia non è in guerra con la Polonia e tratta i profughi polacchi meglio che gli altri governi, penserei a fermarmi nell'arciabbazia di S. Martino di Pannonia, o anche in altro sito indicatemi da S. Em. il signor cardinale Serédi. Quando le condizioni lo permetteranno passerei poi in Slovacchia e prenderei alloggio presso S. E. Mons. Vojtassak, mio amico, la cui diocesi è limitrofa colla Polonia.

Ecco il mio piano. Prego Vostra Eminenza di volerlo sottoporre alla suprema decisione del Santo Padre, i cui voleri mi sono e saranno sempre sacri.

Ma capisco bene, che senza l'appoggio della Santa Sede mi sarà pressoché impossibile ottenere i relativi permessi e visti. Per questo vorrei pregarLa, Eminenza, di volermi accordare le Sue benevole raccomandazioni, qualora Sua Santità si degni di approvare in massima il progetto del mio trasloco. Credo che i punti salienti sono la sortita dalla Francia ed il permesso d'entrata in Ungheria. Trovandomi io ora qui sotto l'occupazione italiana, non dovrebbe tornare tanto difficile alla Francia di lasciarmi partire dal momento che l'Italia mi voglia aprire il passaggio; d'altra parte ho a Budapest l'opinione di essere amico degli Ungheresi. In Italia mi conosce S. E. signor Bastianini, in Ungheria poi sono ben noto a molti politici, non eccettuato S. A. il signor Reggente.

Sarò gratissimo all'Eminenza Vostra se avesse la compiacenza di manifestarmi la Sua opinione e le Sue decisioni in materia. Per completare il quadro della situazione osservo ancora, che io ed i miei segretari d. Boleslao Filipiak e d. Antonio Baraniak abbiamo passaporti polacchi valevoli fino al i settembre 1943. Il mio è diplomatico, quei dei segretari sono «di servizio».


 

Druk: Actes et documentes du Saint Siège relatifs à la seconde guerre mondiale.
Vol. 3. Le Saint Siège et la situation religieuse en Pologne
et dans les Pays Baltes 1939-1945,
Città del Vaticano 1967, s. 807-808.

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